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La Legge 40 "smontata"

A suon di sentenze, è cambiata la legge 40 sulla fecondazione assistita nelle parti che vietavano la diagnosi genetica di preimpianto, obbligavano all'impianto contemporaneo di tre embrioni "a prescindere dalle condizioni cliniche del singolo caso", e impedivano l'accesso alle nuove tecniche per le coppie fertili ma portatrici di rischio per malattie genetiche gravi. Sin dall'aprile del 2009, i giudici ritennero incostituzionale taluna norma della legge 40 ...


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10 aprile 2014 - da "RAInews" - Cade il divieto di fecondazione assistita eterologa

 
Con la decisione presa dalla Corte Costituzionale sulla legge 40, cade il divieto di fecondazione assistita eterologa, contenuto nel comma 3 dell'articolo 4. Le coppie potranno utilizzare la fecondazione eterologa: "Possono accedere alla procreazione assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi. Resta inalterato anche il divieto di commercializzazione dei gameti: il donatore o la donatrice restano anonimi e devono agire gratuitamente, come previsto dall'art. 12". In generale, il testo resta immutato nelle altre parti, con "i suoi punti fermi: vietato il disconoscimento di paternità; anonimato della madre; anonimato del donatore, che non acquisisce nessuna relazione giuridico parentale con il nuovo nato".

L'intervento della Consulta - ultimo di una lunga serie sulla legge 40 - "uniforma la normativa italiana al livello europeo ed estero in materia di fecondazione e dei diritti delle coppie in questo campo". C'è però un ulteriore aspetto sotto osservazione: "La libertà di ricerca scientifica utilizzando gli embrioni non utilizzati a questo fine. La questione, già sollevata, era calanderizzata in Consulta, ma è stata rinviata in attesa della decisione della Corte di Strasburgo sullo stesso argomento, attesa per giugno". 

 

(vedi anche più sotto, al punto 'Come Procedeva' sull'Eterologa)

 




 

15 maggio 2015: la sentenza della Corte di Strasburgo (vedi sotto, al 27/9/13) è immediatamente applicabile. Comunque, la Corte Costituzionale si è pronunciata anch'essa sullo stesso analogo quesito: è stato rimosso il divieto  sull'accesso alle diagnosi pre-impianto per le coppie non sterili, ma portatrici sane di malattie genetiche.  
 
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11 novembre 2015: da 'Repubblica'

Fecondazione assistita: cade il divieto assoluto sulla selezione degli embrioni, in caso di gravi malattie trasmissibili


Fecondazione assistita, cade il divieto assoluto sulla selezione degli embrioni(ansa)

CADE il divieto (che prima era "assoluto e senza eccezione") di selezione degli embrioni : la Corte Costituzionale ha stabilito che non è reato la selezione nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l'impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, e nello specifico quelle patologie rispondenti ai criteri di gravità previsti dalla legge 194 sull'aborto.

La decisione dei giudici è legata alla sentenza che la stessa Corte ha emesso nei mesi scorsi, in cui ha bocciato la Legge 40 nella parte in cui non consentiva il ricorso alle tecniche di procreazione assistita a quelle coppie fertili portatrici, però, di malattie genetiche. Tali coppie possono accedere -d'ora in poi- a tali tecniche, e perciò risulta ragionevole la "previa individuazione di embrioni cui non risulti trasmessa la malattia del genitore": si parla di malattie davvero gravi, "comportanti il pericolo di rilevanti anomalie o malformazioni (se non la morte precoce) del nascituro". Dunque, "quanto è divenuto lecito per effetto della suddetta pronunzia" della Consulta stessa, per il principio di non contraddizione, non può più -dunque- essere considerato penalmente rilevante. Smile

     

27/09/2013 - da "Repubblica" - Il caso di una coppia che ha già un figlio affetto da fibrosi cistica: un giudice italiano esegue direttamente le indicazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo, di V. PINI

ROMA - Il tribunale di Roma ha dato il via all'accesso alla diagnosi pre-impianto a spese del Servizio sanitario nazionale per una coppia fertile, ma portatrice di fibrosi cistica. Una decisione considerata "storica" perché è stata presa per la prima volta disapplicando la legge 40 e applicando una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Il caso riguarda i coniugi Costa-Pavan, una coppia che ha già un figlio affetto da fibrosi cistica. I due hanno intenzione di fare ricorso alla fecondazione assistita, ma hanno chiesto di poter effettuare la diagnosi preimpianto in vista di una eventuale seconda gravidanza. Possibilità però negata dalla legge italiana che vieta la diagnosi preimpianto per coppie formata da persone fertili. Per questo hanno deciso di ricorrere ai giudici di Strasburgo che a febbraio hanno dato loro ragione, stabilendo che la legge 40 viola i diritti dei ricorrenti.

"Il tribunale di Roma - spiega il legale che ha seguito la coppia, Nicolò Paoletti - ha ritenuto di dover applicare i principi della Corte di Strasburgo, disapplicando la legge 40. Ha così quindi riconosciuto il diritto della coppia ad ottenere l'assistenza del Sistema sanitario nazionale per la fecondazione assistita e per l'effettuazione della diagnosi preimpianto".

Una sentenza, quella del giudice italiano, che l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca definisce "storica": "Per la prima volta la condanna nei confronti dell'Italia da parte della corte di Strasburgo è stata eseguita direttamente da un giudice italiano. Finalmente le coppie fertili potranno accedere alla Fecondazione in vitro", afferma Filomena Gallo, segretario dell'associazione Coscioni. Infatti, "per la prima volta - spiega - un giudice italiano disapplica la legge 40 e afferma la portata immediata di una decisione della Corte Europea dei Diritti".
 

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12/02/2013 - da "Repubblica.it" - Strasburgo, nuova bocciatura per la legge 40: "Deve consentire la diagnosi pre-impianto" - La decisione rende definitiva la sentenza della stessa Corte europea dello scorso agosto che definiva "incoerente" la normativa italiana. Soddisfatti i legali della coppia da cui era nato il caso: "Vittoria della cultura laica e affermazione dei diritti."
STRASBURGO - Nuova bocciatura della legge 40: la Corte europea dei diritti umani ha deciso di non accettare il ricorso dell'Italia che aveva chiesto il riesame della sentenza con cui la stessa Corte, il 28 agosto scorso, ha rigettato la legge sulla procreazione assistita.  Con questa decisione - giunta dopo quelle analoghe di tribunali regionali e Corte Costituzionale - i giudici della Corte europea rendono così definitiva la sentenza di agosto, emessa in merito al ricorso Costa-Pavan, che di fatto apre le porte alla procreazione medicalmente assistita, nonchè alle diagnosi preimpianto alle coppie affette o portatrici sane di malattie genetiche. I giudici di Strasburgo hanno sancito "l'incoerenza del sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto". Secondo la Corte europea, infatti, la mancanza di coerenza è determinata dal fatto che da un lato si vieta, attraverso la legge 40 del 2004, l'impianto dei soli embrioni non affetti da fibrosi cistica; dall'altro, invece, con la legge sull'interruzione di gravidanza, si autorizzano i genitori ad abortire un feto affetto dalla stessa patologia.
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 30 AGOSTO 2012 - dal "Corriere" - In una sentenza, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha bollato come «incoerente» la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita nella parte in cui pone il divieto di diagnosi preimpianto sugli embrioni ed il divieto di accesso alla fecondazione assistita per le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche. La legge 40 infatti vieta la fecondazione assistita per le coppie non sterili, che si "preoccupano" di non generare figli gravemente malati, e vieta di selezionare gli embrioni «ottenuti», «scartando» quelli non sani. Ma, secondo i giudici della Corte di Strasburgo, «il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente», in quanto allo stesso tempo un'altra legge dello Stato permetterebbe, alle stesse coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche, di accedere a un aborto terapeutico. Secondo la Corte «i concetti di "embrione" e "bambino" non devono essere confusi». Non si comprende come, nel caso di malattia del feto, «un aborto terapeutico, tenendo conto tra l'altro delle conseguenze che questo ha sia sul feto sia specialmente sulla madre, possa conciliarsi con le giustificazioni addotte per introdurre e mantenere i divieti suddetti». La Corte europea dunque ha stabilito che - così com'è formulata - la parte della legge 40 sotto esame ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare !!!
 



  
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Come procedeva: anche sul divieto all'Eterologa, la sentenza della Corte di Strasburgo (vedi sotto) era immediatamente applicabile. Comunque, la Corte Costituzionale ha dovuto - poi - pronunciarsi anch'essa sullo stesso analogo quesito. Sembrerebbe ci abbia messo tre anni e mezzo (dal 2010 al 2014) ...   
 
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06/10/2010 - da "Repubblica" - Va alla CORTE COSTITUZIONALE il caso della coppia che ha presentato ricorso contro la Legge 40 per poter usufruire dell'eterologa. L'uomo è sterile e per la procreazione si dovrebbe ricorrere alla banca del seme, ma "in Italia non è possibile ciò che altrove è un diritto" di M.C. CARRATU'

Claudia Livi è la ginecologa del centro Demetra di Firenze che si occupa di fecondazione assistita. E per lei come per tutti i suoi colleghi oggi è un giorno di festa. "Un successo enorme, e una straordinaria coincidenza" dice, sottolineando come lo stop del Tribunale di Firenze arrivi "in concomitanza con il premio Nobel appena assegnato a Edwards, il padre della fecondazione assistita". E mentre la Chiesa scrive "una delle sue pagine peggiori condannando ancora una volta i progressi della scienza in questo campo". La storia: questa coppia era arrivata al centro Demetra con una diagnosi di infertilità del marito, causata da terapie subite nell'adolescenza, e, racconta Livi, "noi non abbiamo potuto che confermarla, certificando che il trattamento a quel punto necessario, cioè la fecondazione eterologa, non era possibile in Italia". Un atto dovuto, spiega la ginecologa, compiuto "nostro malgrado", ma che alla coppia è servito per proseguire la sua battaglia: "Avrebbero potuto sottoporsi al trattamento all'estero, ma la loro intenzione, giustamente, era di restare in Italia", ottenendo nel loro paese "ciò che in tanti altri paesi civili è già consentito". "Si parla tanto del diritto ad aver un figlio - osserva Livi - ma posta così la questione è sbagliata. Il vero diritto è un altro: quello di poter fare di tutto per averlo". In Italia, però, con la legge 40, "entrata pesantemente nelle scelte riproduttive delle coppie", questo diritto è stato calpestato: "E adesso noi operatori, alle prese tutti i giorni con il dramma di persone in carne ed ossa, e non con astratti principi, non possiamo che esultare di fronte al progressivo smantellamento di una legge che abbiamo sempre ritenuto aberrante e gravemente lesiva della dignità delle persone".
(analogo precedente)

08/04/2010 - sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo stabilisce che la fecondazione eterologa non si può impedire: proibire il ricorso alla donazione di ovuli e sperma per la fertilizzazione in vitro è una violazione dell'articolo 8 della convenzione europea per i diritti dell'uomo.


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2 LUGLIO 2009 — BOLOGNA, Sì alla fecondazione assistita per le coppie non sterili, ammessa la diagnosi preimpianto sull'embrione se vi è il rischio di gravi malattie genetiche.

Le coppie non sterili, che hanno già avuto figli nati con gravi patologie genetiche, potranno ricorrere alla fecondazione assistita, usufruendo della diagnosi preimpianto sull’embrione, se c’è il rischio di ereditare gravi malattie genetiche. L’ha stabilito una sentenza del tribunale di Bologna, scardinando un punto fondamentale della legge 40.


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